venerdì 26 agosto 2016

Aleggiava nell'aria un immenso e vago desiderio di creare

Nelle sere d'estate, all'inizio degli anni Settanta, tra l'odore della terra secca e del timo, seduti a un tavolaccio comprato per appena mille franchi da un rigattiere, attorno a spiedini e ratatouille - bisognava pensare anche ai vegetariani -, commensali che non si conoscevano tra loro, parigini che rimettevano in sesto la casa accanto, viaggiatori di passaggio, esperti di scalate e pittura su seta, coppie con e senza bambini, uomini irsuti, adolescenti inselvatichiti, donne mature in vesti indiane, dopo un inizio reticente nonostante il tu instaurato d'istinto, si mettevano a parlare dei coloranti e degli ormoni negli alimenti, di sessuologia ed espressione corporea, di antiginnastica, del metodo Mézières e del metodo Rogers, di yoga, della nascita senza violenza di Frédérick Leboyer, di omeopatia e della soia, dell'autogestione della Lip e dell'agronomia di René Dumont. Ci si chiedeva se fosse meglio mandare i figli a scuola o educarli in casa, tossico utilizzare l'Ajax per pulire il pavimento, utile fare yoga o una terapia di gruppo, utopico pensare di lavorare soltanto due ore al giorno, se le donne dovessero rivendicare la parità con gli uomini o l'uguaglianza nella differenza. Passavamo in rassegna i migliori metodi per nutrirsi, nascere, educare i bambini, curarsi, insegnare, essere in armonia con se stessi, e gli altri e la natura e per sfuggire alla società. Per esprimersi: corsi di ceramica, taglio e cucito, chitarra, bigiotteria, teatro, scrittura. Aleggiava nell'aria un immenso e vago desiderio di creare. Ognuno si dedicava a un'attività artistica o progettava di farlo, convenendo che, in un modo o nell'altro, si equivalessero tutte. E se non si sapeva dipingere o suonare il flauto traverso restava sempre la possibilità sul lettino dell'analista,  di creare se stessi.

Annie Ernaux
Gli anni
traduzione di Lorenzo Flabbi
L'Orma editore 2015

giovedì 25 agosto 2016

risuscitati dal tempo in un sudario di luce

Il sole di agosto scaldava la pelle. Le palpebre chiuse, sulla sabbia, la stessa donna, lo stesso uomo. Il corpo con cui facevamo il bagno era sempre quello dell'infanzia sui ciottoli della Normandia, delle vecchie vacanze in Costa Brava. Ancora una volta risuscitati dal tempo in un sudario di luce.

Annie Ernaux
Gli anni
traduzione di Lorenzo Flabbi
L'Orma editore 2015

mercoledì 24 agosto 2016

Le cose che davano un senso alle sue giornate

Provò a mettere in fila le cose che davano un senso alle sue giornate. Gliene vennero in mente poche. Guardare un buon fiml, al cinema da solo, di pomeriggio. Leggere sulla poltrona di pelle dello studio, rannicchiato sotto una coperta. Ascoltare la musica, un po' di striscio, mentre era impegnato a guardare nulla. A volte cucinare. A volte accarezzare quel gatto selvatico. A volte pensare che avrebbe incontrato una donna di cui si sarebbe innamorato per sempre.

Francesco Carofiglio
Una specie di felicità
Piemme 2016

martedì 23 agosto 2016

mi confesso con te che sei la mia voce profonda

Preghiera alla poesia


Oh, tu bene mi pesi
l’anima, poesia:
tu sai se io manco e mi perdo,
Tu che allora ti neghi
e taci. 
Poesia, mi confesso con te
che sei la mia voce profonda:
tu lo sai,
tu lo sai che ho tradito,
ho camminato sul prato d’oro
che fu mio cuore,
ho rotto l’erba,
rovinata la terra –
poesia – quella terra
dove tu mi dicesti il più dolce
di tutti i tuoi canti,
dove un mattino per la prima volta
vidi volar nel sereno l’allodola
E con gli occhi cercai di salire –
Poesia, poesia che rimani
il mio profondo rimorso,
oh aiutami tu a ritrovare
il mio alto paese abbandonato –
Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi. 
Pasturo, 23 agosto 1934

Antonia Pozzi

lunedì 22 agosto 2016

tu con le parole, e questa è veramente solitudine

Parole

Solo: tu con le parole,
e questa è veramente solitudine,
non trombe né archi trionfali
sono in quest'essere.
Guardi loro nell'anima
cercando il primo viso, il viso primigenio,
anni su anni - schiantati
si di fatica, ma non troverai
E di là s'accendono i lumi
in un dolce rifugio umano,
piana, da labbra umide, di rosa,
come una perla cade la parola.
Solo i tuoi anni ingialliscono
in un diverso significato,
fino nei sogni: sillabe
ma tu tacitamente passi.

Gottfried Benn
traduzione di Ferruccio Masini

domenica 21 agosto 2016

Vedo la salamandra guizzare attraverso tutti i fuochi

Leggero il tuo cappello lievita, saluta,
s’agita al vento, il tuo capo scoperto
ha incantato le nuvole, il tuo cuore
è occupato altrove, la tua bocca
s’intride di nuovi linguaggi;
la campagna di erba tremolina si ricopre, 
l’estate, accende il taràssaco e lo spenge
accecata dai fiocchi tu sollevi il viso,
ridi e piangi e te stessa distruggi,
che più può mai succederti –

Spiegami, Amore!

Il pavone, con stupore solenne, fa la ruota,
la colomba solleva il bavero di piume, 
colma del suo tubare, l’aria si distende.
Grida l’anatra, tutto il paese
abbonda di miele selvaggio, anche nel parco
ben composto uno spolvero dorato
intorno a ogni aiuola s’irraggia.

Il pesce s’imporpora, oltrepassa il branco, 
nelle grotte sprofonda verso il letto di corallo.
Seguendo il ritmo della sabbia argentifera
timido lo scorpione danza. 
Lo scarabeo fiuta la bella di lontano: 
avessi i suoi sensi, anch’io avvertirei 
il luccicchìo dell’ali sotto la sua corazza 
e prenderei la vita remota del calicanto!

Spiegami, Amore!

L’acqua è capace di parlare,
l’onda prende per mano l’onda, 
nella vigna il grappolo si gonfia,
si fende e cade. E con quale candore 
sbuca dalla sua casa la lumaca!

Una pietra sa come intenerire l’altra!

Spiegami, Amore, quello che io non so 
spiegarmi: in questo breve, orribile tempo 
dovrò tenere per compagno soltanto 
il pensiero, e sola 
nessun affetto avere né donare? 
Pensare occorre? E nessuno 
che avverta la nostra mancanza?
Tu dici che un altro intelletto fa affidamento su di noi… 
Non mi spiegare nulla. Vedo la salamandra
guizzare attraverso tutti i fuochi. 
Non la incalza alcun fremito, e non prova
nessun dolore.

Ingeborg Bachmann
Poesie 
traduzione di Maria Teresa Mandalari
Guanda 1978


Erklär mir, Liebe

Dein Hut lüftet sich leis, grüßt, schwebt im Wind,
dein unbedeckter Kopf hat’s Wolken angetan,
dein Herz hat anderswo zu tun,
dein Mund verleibt sich neue Sprachen ein,
das Zittergras im Land nimmt überhand,
Sternblumen bläst der Sommer an und aus,
von Flocken blind erhebst du dein Gesicht,
du lachst und weinst und gehst an dir zugrund,
was soll dir noch geschehen –

Erklär mir, Liebe!

Der Pfau, in feierlichem Staunen, schlägt sein Rad,
die Taube schlägt den Federkragen hoch,
vom Gurren überfüllt, dehnt sich die Luft,
der Entrich schreit, vom wilden Honig nimmt
das ganze Land, auch im gesetzten Park
hat jedes Beet ein goldner Staub umsäumt.

Der Fisch errötet, überholt den Schwarm
und stürzt durch Grotten ins Korallenbett.
Zur Silbersandmusik tanzt scheu der Skorpion.
Der Käfer riecht die Herrlichste von weit; 
hätt ich nur seinen Sinn, ich fühlte auch,
daß Flügel unter ihrem Panzer schimmern,
und nähm den Weg zum fernen Erdbeerstrauch!

Erklär mir, Liebe!

Wasser weiß zu reden,
die Welle nimmt die Welle an der Hand,
im Weinberg schwillt die Traube, springt und fällt.
So arglos tritt die Schnecke aus dem Haus!

Ein Stein weiß einen andern zu erweichen!

Erklär mir, Liebe, was ich nicht erklären kann:
sollt ich die kurze schauerliche Zeit
nur mit Gedanken Umgang haben und allein
nichts Liebes kennen und nichts Liebes tun?
Muß einer denken? Wird er nicht vermisst?

Du sagst: es zählt ein andrer Geist auf ihn…
Erklär mir nichts. Ich seh den Salamander
durch jedes Feuer gehen.
Kein Schauer jagt ihn, und es schmerzt ihn nichts.


Anrufung des Großen Bären 
München, 1956 

sabato 20 agosto 2016

La finestra socchiusa contiene un volto sopra il campo del mare

Mattino

La finestra socchiusa contiene un volto
sopra il campo del mare. I capelli vaghi
accompagnano il tenero ritmo del mare.

Non ci sono ricordi su questo viso.
Solo un'ombra fuggevole, come di nube.
L'ombra è umida e dolce come la sabbia
di una cavità intatta, sotto il crepuscolo.
Non ci sono ricordi. Solo un sussurro
che è la voce del mare fatta ricordo.

Nel crepuscolo l'acqua molle dell'alba
che s'imbeve di luce, rischiara il viso.
Ogni giorno è un miracolo senza tempo,
sotto il sole: una luce salsa l'impregna
e un sapore di frutto marino vivo.

Non esiste ricordo su questo viso.
Non esiste parola che lo contenga
o accomuni alle cose passate. Ieri,
dalla breve finestra è svanito come
svanirà tra un istante, senza tristezza
né parole umane, sul campo del mare.

Cesare Pavese
Lavorare stanca
Einaudi 1961