lunedì 5 dicembre 2016

Vorrei che la mia poesia ti fosse un ponte sottile e saldo, bianco

Lieve offerta


Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia –

Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre -
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago –
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda –

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco –
sulle oscure voragini
della terra.
5 dicembre 1934

Antonia Pozzi

domenica 4 dicembre 2016

di tutto possiamo raccontare la storia

Quando Bàal-Shem doveva assolvere un qualche compito difficile, qualcosa di segreto per il bene delle creature, andava allora in un posto nei boschi, accendeva un fuoco, diceva preghiere, assorto nella meditazione: e tutto si realizzava secondo il suo proposito. Quando, una generazione dopo, il Maggìd di Meseritz si ritrovava di fronte allo stesso compito, riandava in quel posto nel bosco, e diceva: «Non possiamo più fare il fuoco, ma possiamo dire le preghiere», e tutto andava secondo il suo desiderio. Ancora una generazione dopo, Rabbi Moshè Leib di Sassow doveva assolvere lo stesso compito. Anch'egli andava nel bosco, e diceva: «Non possiamo più accendere il fuoco, e non conosciamo più le segrete meditazioni che vivificano la preghiera; ma conosciamo il posto nel bosco, dove tutto ciò accadeva, e questo deve bastare». E infatti era sufficiente. Ma quando di nuovo, un'altra generazione dopo, Rabbi Ysra'el di Rischin doveva anch'egli affrontare lo stesso compito, se ne stava seduto in una sedia d'oro, nel suo castello, e diceva: «Non possiamo più fare il fuoco, non possiamo dire le preghiere, e non conosciamo più il luogo nel bosco: ma di tutto questo possiamo raccontare la storia». E il suo racconto da solo aveva la stessa efficacia delle azioni degli altri tre.

(una storia della tradizione orale chassidica riportata così come sentita dalla voce di Shemuel Yosef Agnon)

Gershom Scholem
Le grandi correnti della mistica ebraica
traduzione di Guido Russo
Einaudi 1993

sabato 3 dicembre 2016

tre modi di essere romantico

Romantico

Io sono un romantico amarissimo.
Quando sono con me, un romantico caldissimo.

Quando sono con gli altri, un romantico freddissimo.

Natan Zach
Sento cadere qualcosa 
Poesie scelte 1960-2008
a cura di Ariel Rathaus

Eianudi 2009

venerdì 2 dicembre 2016

Non mente la luce del giorno

In me il tuo corpo fa nascere fiori
un intero tappeto nel mio corpo

sarò la tua musica
tu sarai la mia

e se in sogno griderò aiuto
dormendo col cuore desto

sarai tu il luogo
in cui mi sveglierò

abbracciata, vicina, serena
rammentando giorni lontani:

una madre che sfiora appena
un padre dalle orfane parole

solo allora so
che tutto fu solo un sogno

i sogni raccontano fole
ma non mente la luce del giorno.


Natan Zach
Sento cadere qualcosa 
Poesie scelte 1960-2008
a cura di Ariel Rathaus

Eianudi 2009

giovedì 1 dicembre 2016

Raccontare storie, vivere e crescere - e cambiare

Raccontare storie ai bambini, cioè aiutarli a crescere, aiutarli a imparare a vivere.
Vivere, crescere. Non: sopravvivere; non trascinarsi; non: adeguarsi all'esserci consentendo comunque. Vivere e crescere - e cambiare, quindi. Magari guardando e prendendo in mano il Qui, per progettare un Altrove che non si trovi altrove ma sia qui, che sia il Qui trasformato. Allora però è necessario che dietro il raccontare, prima del raccontare, ci sia qualcosa di enorme, come il senso stesso della propria esistenza. Una passione vera, almeno, che muova e accompagni - che perseguiti, forse; che non lasci respiro al respiro affannoso, all'arrancare, e che aliti invece il proprio respiro ampio. Si può chiamare amore, dolore, Dio - ognuno ha la propria storia -: non è il nome che conta, quel che è essenziale e che la rivelazione ci sia e sia mantenuta viva e alimentata: con passione, con disponibilità a stupirsi e a rinnovare lo stupore. 

Giuseppe Pontremoli
Elogio delle azioni spregevoli
l'ancora del Mediterraneo 2004



mercoledì 30 novembre 2016

il suono delle parole che respirano la loro fine

Incendio

A volte scoppiava un incendio e io ci camminavo dentro
e ne uscivo illeso e continuavo per la mia strada,
e per me era soltanto un’altra cosa fatta e finita.
Quanto a estinguere l’incendio, lo lasciavo ad altri
che si gettavano nelle nubi di fumo con ramazze
e coperte per spegnere le fiamme. Una volta finito
facevano crocchio per parlare di quello che avevano visto –
la gran fortuna di aver testimoniato i lucori del calore,
l’effetto acquietante della cenere, ma anche più di aver conosciuto il profumo
della carta che brucia, il suono delle parole che respirano la loro fine.

Mark Strand
Uomo e cammello 
traduzione di Damiano Abeni
Mondadori 2007

***

Fire

Sometimes there would be a fire and I would walk into it
and come out unharmed and continue on my way,
and for me it was just another thing to have done.
As for putting out the fire, I left that to others
who would rush into the billowing smoke with brooms
and blankets to smother the flames. When they were through
they would huddle together to talk of what they had seen—
how lucky they were to have witnessed the lusters of heat,
the hushing effect of ashes, but even more to have known the fragrance
of burning paper, the sound of words breathing their last.

Man and Camel
Alfred A. Knopf, 2006

martedì 29 novembre 2016

Un buon ricordo d'infanzia potrebbe servire alla nostra salvezza

Sappiate dunque che non c'è nulla di più alto, e forte e sano, e utile per la vostra vita avvenire, di qualche buon ricordo, specialmente se recato con voi fin dai primi anni, dalla casa dei genitori. Molto vi si parla della vostra educazione, ma uno di questi buoni e santi ricordi, custodito sin dall'infanzia, è forse la migliore delle educazioni. Se l'uomo può raccogliere molti di tali ricordi e portarli con sé nella vita, egli è salvo per sempre. E quand'anche un solo buon ricordo rimanesse con noi, nel nostro cuore, anche quello potrebbe un giorno servire alla nostra salvezza.

Aljoša Karamazov Discorso presso la pietra in

Fëdor Dostoevskij
I fratelli Karamazov
traduzione di Alfredo Polledro
Corticelli 1950